San Matteo

Chi si trova in città il 21 settembre non potrà non partecipare alla straordinaria festa di San Matteo, il patrono di Salerno. Già dalla mattina per il Pontificale, numerosi sono i fedeli che si recano in Duomo. Nel pomeriggio, una processione attraversa l’intero centro cittadino con sette statue che escono dal Duomo intorno alle 18, rientrandovi, dopo un percorso suggestivo, intorno alle 20,30. L’intera città assiste alla processione con applausi e preghiere, fuochi d’artificio salutano l’uscita di San Matteo dalla cattedrale e decine di portatori danzano quasi sotto il peso delle bellissime statue d’argento. Caratteristico è il rientro in Cattedrale con la corsa dei portatori su per le scale della Chiesa. Tutti restano per strada fino a tardi, in attesa dello splendido spettacolo dei fuochi a mare dopo la mezzanotte, che è da vedere preferibilmente sul Lungomare.

Le figure degli Apostoli rinviano il nostro sguardo entro la dimensione immaginifica medievale: quella dei grandi pellegrinaggi e delle spedizioni cristiane in terra d’oriente. Spedizioni fortemente candeggiate dal sentimento religioso di liberare il Santo Sepolcro dai mori. E’ in questo periodo che giunsero in Italia le reliquie di molti Santi, martirizzati per il loro aver mantenuto alto il nome della Cristianità. Ed è in questo periodo che San Matteo comincia il suo viaggio per giungere, dopo varie vicende, nella città che elesse come propria: Salerno. Sono davvero varie le suggestioni che attraversano la storia di Matteo, l’Evangelista. Il suo nome deriva dall’ebraico Matathiah, e significa Uomo di Dio. Egli è l’Angelo che benedice, secondo la simbologia cristiana medievale.
In base alle fonti, Matteo, menzionato anche come Levi o il repubblicano (nel suo omonimo Vangelo), nasce a Cafarnao in Palestina, luogo nel quale operò come esattore delle tasse: una delle categorie più odiate dal popolo ebraico. Quando apparve intensamente chiaro in lui l’avviso di seguire la figura di Cristo che lo chiamò a sé con un semplice Seguimi, non ebbe esitazione alcuna nell’abbracciare la nuova vita che gli si manifestava di fronte con una chiarezza talmente alta da accecare.

Arruolato tra i discepoli di Gesù Cristo, cominciò il proprio percorso in Etiopia e, proprio in quel territorio mentre celebrava l’Eucaristia, dovette patire le livide pene del proprio martirio. Secondo alcune tradizioni, Matteo sarebbe morto dunque in Etiopia, ma il peregrinare dei suoi resti attraversa, senza sosta, molteplici regioni. Difatti il corpo dell’Apostolo fu rinvenuto dapprima nei pressi di Casalicchio, poi trasportato a Velia e, dopo le varie invasioni che questa popolazione dovette sopportare (prima da parte dei Barbari e poi dei Saraceni), le pretese reliquie furono nascoste e ritrovate soltanto sotto la sovranità longobarda.

Sì narra che fu il sogno rivelatore di una donna segnata dal sorriso divino ad indicare il luogo in cui giaceva il sepolcro del Santo. In seguito al sogno fu il vescovo di Pesto a restituire la luce ai resti sacri, trasportati, successivamente, nella Cattedrale di Capaccio.

Soltanto il 6 maggio del 1954 i resti di San Matteo raggiunsero la città di Salerno. Stando a quanto attestano le tradizioni il giorno in cui avvenne la traslazione dello scrigno argenteo che conteneva le reliquie del Santo si verificò il cosiddetto Miracolo della Manna: il corpo comincio a trasudare un umore santificante, fatto di grazia e gioia. Un miracolo, quello della Manna, che da allora in poi ha accompagnato la popolazione salernitana, fino al 1800, rivelandosi per ben due volte l’anno: il 6 di maggio e il 21 di settembre. Ecco perché San Matteo è festeggiato a Salerno in due date differenti. Ma altri, e vari, sono stati i miracoli del Santo nella sua città d’elezione che, in segno di gratitudine, arricchì il blasone municipale con la sua figura in atto di benedizione.

Salerno Difatti ha avuto la protezione di San Matteo allorquando costrinse i Saraceni alla ritirata del 1544: e tale ricorrenza venne spettacolarizzata con una processione recante diverse le reliquie del santo. Accorse ancora in aiuto alla sua affezionata popolazione in occasione della peste del 1656: e lo fece chiamando a sé un vento caldo e delle nuvole cariche d’acqua che si ammantano sulla città sprigionando una pioggia provvidenziale che rimosse l’orrendo flagello.

Dopo il 19 agosto del 1691, allo scrigno di reliquie portate in processione, fu dato in sostituzione lo straordinario busto argenteo elargito dagli abitanti Salernitani in segno di riconoscenza all’Apostolo per aver tratto in salvo la popolazione dal terremoto del 1688.

Da quel momento in poi la statua del Santo Protettore fu portata ogni anno, con amorevole ritualità, in processione dei suoi devoti “concittadini”.

Oggigiorno la festa di San Matteo è caratterizzata da una cerimonia che percorre tutto il centro storico di Salerno. Dal Corso Vittorio Emanuele i devoti deviano per via Velia sino a raggiungere via Roma e dunque la chiesa dell’Annunziata, ritornando infine sui lavagnoni di via Mercanti per far ritorno al Duomo.

La processione imposta il proprio iter con l’avanzare delle statue d’argento dei Santi Martiri, chiamati dal popolo “le tre sorelle” di San Matteo per la loro rara bellezza. Procede poi la preziosissima scultura di San Giorgio VII (il Papa morto in esilio a Salerno nel 1085). Segue il busto di San Giuseppe, e, infine la raffinata statua d’argento di San Matteo condotta ritmo di musica dai pescatori che lo reputano il loro protettore. Difatti, oltre alle celebri triglie che il Santo reca nella mano sinistra durante la sacrale sfilata, la statua dell’Apostolo viene rivolta al mare per ritualizzare i silenzi liturgici della benedizione. Tra le soste che la processione effettua prima di far ritorno al Duomo ve ne sono altre da ricordare: una dedicata alla Guardia di Finanza (Corpo dello Stato che riconosce in San Matteo il proprio Santo Patrono) e una indirizzata al Palazzo di Città, simbolo di unione e di raccordo tra i cittadini.

Infine si ritorna al Duomo in cui s’attende il rientro della statua del Santo Patrono. Ma la festa non si conclude con il rincasare della statua nel proprio luogo naturale. Essa culmina, difatti, con dei fuochi artificiali che danzano, di notte, nel mare per salutare in allegria San Matteo e la popolazione Salernitana.


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