Il Giardino della Minerva

Il Giardino della Minerva si trova nel cuore del centro antico di Salerno, in una zona denominata nel Medioevo “Plaium montis”, a metà strada di un ideale percorso che si sviluppa lungo l’asse degli orti cinti e terrazzati che dalla Villa comunale salgono, intorno al torrente Fusandola, verso il Castello medievale.
Di proprietà della famiglia Silvatico sin dal XII secolo, come testimonia una pergamena conservata nell’archivio della Badia di Cava de’ Tirreni. In seguito, nel primo ventennio del 1300, il maestro Matteo Silvatico, vi istituì un giardino dei semplici, antesignano di tutti i futuri Orti Botanici d’Europa.
In questo spazio di straordinario valore culturale, oggi identificabile, appunto, nell’area del Giardino della Minerva, erano coltivate alcune delle piante da cui si ricavano i principi attivi impiegati a scopo terapeutico. Matteo Silvatico (insigne medico della Scuola Salernitana e profondo conoscitore di piante per la produzione di medicamenti) vi svolgeva, inoltre, una vera e propria attività didattica per mostrare agli allievi della Scuola Medica le piante con il loro nome e le loro caratteristiche.
A termine dei lavori di restauro, iniziati nel 2000, appaiono evidenti una serie di elementi tra i quali:
una lunga scala, sottolineata da pilastri a pianta cruciforme, che sorreggono una pergola in legno. La scala, che collega ed inquadra visivamente i diversi livelli del giardino è costruita sulle mura antiche della città e permette un’ampia e privilegiata visione del mare, del Centro storico e delle colline. Un complesso sistema di distribuzione dell’acqua, composto di canalizzazioni, vasche e fontane (una per ogni terrazzamento), denota la presenza di fonti cospicue che hanno permesso, nei secoli, il mantenimento a coltura degli appezzamenti. Il sito è inoltre dotato di un particolare microclima, favorito dalla scarsa incidenza dei venti di tramontana e da favorevole esposizione, che, ancora oggi, consente la coltivazione di specie vegetali esigenti in fatto di umidità e calore.
La terapeutica medievale salernitana si fonda essenzialmente sulla “dottrina dei quattro umori” basata a sua volta sull’antica “teoria degli elementi” dottrina collegata al concetto di armonia che regge e governa la composizione della materia; un’armonia non statica ma che si trova in un continuo equilibrio instabile, risultato dall’antagonismo bilanciato di forze opposte che sono insite nelle cose. L’armonia che regge l’Universo regge anche l’Uomo, dandogli la salute, e il turbamento di quest’equilibrio provoca la malattia.
Sulla base della “dottrina dei quattro umori” la suddivisione in quattro spicchi delle aiuole del primo terrazzamento.
A chiunque entri nel giardino, appaiono oggi subito evidenti le sue rilevanti qualità monumentali e paesaggistiche: i segni notevoli dell’ultima sua fase di splendore sopravvivono con grande autonomia e spessore. Qualcosa di meno evidente, ma non vedo importante, è poi sotteso: il sapiente sistema di derivazione araba e antica di canalizzazione e di distribuzione delle acque. Nato per motivi strettamente funzionali, conservazione delle risorse idriche per l’irrigazione, si è poi trasformato in decorazione, pur senza rinunciare al suo ruolo originario.
Ciò che invece non appare ancora è, forse, la ragione principale della sua importanza: il fatto che in questi luoghi Matteo Silvatico, agli inizi del quattordicesimo secolo, fondasse il primo giardino dei semplici della Storia delle Scienze Mediche dedicato alla sperimentazione e alla didattica. Ognuno dei caratteri suddetti è stato oggi recuperato e convive armonicamente con gli altri, in particolare con la funzione d’Orto Botanico che accoglie le specie utilizzate dalla Scuola Medica, descritte nell’ Opus Pandectarum Medicinae di Silvatico.


Torna ai Luoghi di interesse